Le mura di Bologna

Avete presente quando un sasso cade in acqua, e intorno al punto in cui è caduto si generano onde circolari concentriche? Ecco, la storia di Bologna è piuttosto simile: intorno ad un centro minuscolo si è allargata una città, nel corso dei secoli. Tre cinte murarie hanno avvolto e protetto la Rossa fino all’inizio del Novecento. Ecco una brevissima storia delle Mura di Bologna.

LE MURA DI BOLOGNA

Basamento in selenite, Torre Garisenda

 

LE MURA IN SELENITE

 

La prima cerchia di mura fu innalzata dai Bolognesi durante le invasioni barbariche, dopo la caduta dell’Impero romano. Gli antichi fasti imperiali erano solo un ricordo, e Bononia si trovava ad affrontare frequenti saccheggi. Per questo motivo i  Bolognesi si protessero erigendo mura alte sei metri e spesse due, costituite da blocchi di selenite. La selenite è un minerale duro presente sui colli di Bologna; per intenderci, è la pietra usata per il basamento della torre Garisenda. Si riconosce facilmente l’area compresa dalle mura in selenite, perché la pianta ha la struttura reticolare tipica delle città romane (mentre invece, in epoca medievale, le strade si dipanavano a raggiera). Era un’area davvero ristretta: non comprendeva nemmeno le Due Torri!


Torresotto San Vitale, Bologna

 

LA CERCHIA DEI TORRESOTTI

 

Nell’anno Mille la situazione era assai diversa, per fortuna: Bologna era diventata un Comune importante, crocevia di mercanti e pellegrini. L’amministrazione cittadina diede il via ad una seconda cerchia muraria, cominciata nell’undicesimo secolo e terminata nel dodicesimo (alcuni la chiamano la Cerchia del Mille). Queste mura non erano particolarmente robuste: servivano soprattutto a controllare gli ingressi e le uscite dal centro. A questo proposito furono costruiti 18 Torresotti, piccole torri situate lungo le mura. Oggi ne sopravvivono soltanto quattro, incastonati nei palazzi: via Castiglione, via san Vitale, via Piella e piazza Malpighi.


Cerchie murarie di Bologna

LA CIRCLA

 

La Cerchia dei Torresotti era terminata da qualche anno, e subito ci si accorse che non riusciva a contenere la popolazione di Bologna. Ecco che, nel tredicesimo secolo, fu iniziata un’opera grandiosa: una cinta muraria che comprendesse quattro volte l’area delimitata dai Torresotti. La chiamarono “la Circla”, la Cerchia. Fu un vero e proprio salto nel buio: venne edificata in zone che allora erano aperta campagna, tanto che fino all’Ottocento era una cosa normale trovare campi coltivati dentro le mura.

Lungo il perimetro che un tempo accolse la Circla, ora si stendono i viali di circonvallazione. Ad intervallare le mura c’erano dodici porte  (a dire il vero erano tredici, ma questa è un’altra storia): di dodici porte, oggi ne sopravvivono nove. Delle mura, invece, sopravvivono solo pochi tratti.


 

PERCHÉ ORA NON CI SONO PIÙ LE MURA?

 

Nel 1889 il Comune di Bologna avviò un Piano Regolatore per organizzare lo sviluppo urbano agli inizi del ventesimo secolo. Questo piano prevedeva, per ragioni di igiene e di decoro, l’abbattimento delle mura e delle porte: pare che le mura fossero in effetti molto degradate. Tuttavia alcuni cittadini si mobilitarono contro questa decisione e si opposero fermamente all’abbattimento. Per le mura non ci fu nulla da fare: vennero smantellate quasi interamente. Le porte furono più fortunate; ora possiamo vederne nove su dodici: mancano all’appello porta san Mamolo, porta santo Stefano e porta sant’Isaia.

 

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