Pratello Bologna: tra anima popolare e spirito d’innovazione

Il pratello di Bologna è una zona del centro storico che si articola attorno all’omonima via, ma chi a Bologna vive o la frequenta sa che è molto di più: il Pratello è un simbolo, un preciso stato d’animo che si coglie appena ci si addentra nel quartiere.

 

Si tratta di un’antica strada porticata lunga 600 m che insieme alle vie e piazze limitrofe costituisce una sorta di borgo, una città nella città dove convivono perfettamente l’anima popolare di Bologna e la spinta alla sperimentazione al rinnovamento. 

Fin dal Medioevo questa zona si configura come borgata popolare, allora fuori dalle mura cittadine; zona di campagna caratterizzata dalle coltivazione di peri (da cui il nome peradello all’origine dell’attuale pratello), viene presto animata da una folla variopinta e pittoresca di truffatori, prostitute e personaggi loschi.

Via del Pratello (Foto di @_enry)

Negli anni il pratello ha mantenuto la sua anima popolare diventando al contempo banco di prova di rinnovamento culturale e politico. È qui infatti che nasce negli anni ‘70 Radio Alice, una delle prime radio indipendenti in Italia, mentre poco distante in via Pietralata apre la prima struttura simile ad una cineteca (che è oggi la Cineteca di Bologna di via Azzo Gardino). 

Da allora in tutta la zona sono stati aperti numerosi bar, osterie e locali che ne hanno fatto il cuore della movida bolognese e alcune trattorie di via del Pratello sono tra le più conosciute della città. 

Se di giorno si respira un’aria di paese dove la vita scorre lenta, la sera il ritmo cambia decisamente e l’intera zona pullula di studenti, residenti e avventori di tutte le età che qui vengono per bere, mangiare e chiacchierare, che sia seduti ai tavolini o in piedi per strada.

Parte integrante della zona del pratello è la vicina Piazza San Francesco, intitolata all’omonima basilica la cui facciata domina l’intero spiazzo. La chiesa, fatta costruire nel XIII secolo dalla comunità francescana locale, è una delle chiese più scenografiche di Bologna e rappresenta il primo esempio di gotico francese in Italia. La piazza è vissuta come luogo di ritrovo sia di giorno, quando si respira un’atmosfera rilassata e tranquilla di paese, sia di sera, quando diventa meta della movida del quartiere.  

 

 

 

Basilica di San Francesco (foto di @lacola_photo)

Fanno parte del complesso di San Francesco anche le arche dei glossatori, sul lato di Piazza Malpighi, importante snodo dei trasporti pubblici cittadini. In questi mausolei del XIII secolo sono sepolti alcuni tra i più importanti professori di diritto dell’Università di Bologna. 

Parallela a via del Pratello, troviamo via San Felice, antica via porticata che congiunge via Marconi ai viali. Questa strada corrisponde ad uno dei tratti urbani dell’antica Via Emilia, che fungeva da decumano massimo romano. Si tratta di una via sobriamente elegante, nota per essere meta dello shopping cittadino, dove le grandi catene non sono riuscite a soppiantare le piccole botteghe e negozi di qualità. 

In un’anonima traversa di via San Felice, vicolo Otto Colonne, si cela una chicca poco conosciuta: la misteriosa e affascinante Cripta di San Zama, custodita all’interno del Complesso dei ss, Naborre e Felice. In questo luogo vennero sepolti i primi vescovi bolognese e la piccola cripta conserva la pavimentazione originali e diversi materiali di recupero risalenti al II secolo d.C.

Prima della porta, via San Felice incrocia Via Riva di Reno, che nel nome e nella conformazione ricorda un passato non troppo lontano in cui Bologna era città di canali. 

Fino al dopoguerra qui scorreva infatti il canale di Reno, oggi coperto, che aveva la fondamentale funzione di fornire di energia idraulica gli opifici e i mulini bolognesi. Diversi tratti del canale erano occupati dalle lavandaie che qui lavavano i panni delle famiglie benestanti. In via della Grada si trova un omaggio a questo capitolo della storia cittadina:  la cosiddetta statua della lavandaia, realizzata da Laura Sarmenghi nel 2000, che vuole omaggiare appunto la presenza storica di queste figure e una Bologna ormai scomparsa.

 

Articolo di Sacha Lanteri

 

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